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Grassi e zuccheri? Cervello a rischio PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Palmas   
sabato 23 gennaio 2016
Da tempo è noto comeImage il cervello umano sia in grado di comunicare con la flora batterica intestinale, il cosiddetto “microbioma”. I batteri sono infatti in grado di influenzare una gran parte di azioni biologiche legate alle attività cerebrali, rilasciando composti che agiscono come neurotrasmettitori.
Un recente studio della Oregon State University, pubblicato online sulla prestigiosa rivista Neuroscience (Neuroscience May 13 2015 doi:10.2016/j.neuroscience.2015.05.016), ha documentato in modelli animali gli effetti sulla capacità cognitiva di una dieta ricca di zuccheri e grassi saturi, rispetto ad una dieta normale e bilanciata.
I risultati, coerenti con altri studi già pubblicati, dimostrano che troppi zuccheri e grassi nel programma alimentare conducono a modificazioni degli oltre 100000 miliardi di batteri intestinali costituenti il cosiddetto microbiota, con perdita significativa della flessibilità cognitiva. La ricerca ha evidenziato, dopo 4 settimane di osservazione, un deterioramento delle prestazioni mentali e fisiche negli animali sottoposti a regime dietetico ricco in zuccheri e grassi, rispetto a quelli alimentati in altro modo.
Attività cognitive, psiche e biologia intestinale sono dunque strettamente correlati, tanto da considerare le azioni svolte dal microbioma di cruciale importanza per l’asse intestino-cervello; peraltro, diversi studi rivelano come molte forme neuro-immuni o neuropsichiatriche siano correlate e modulate dalla variazione della flora batterica intestinale.
L’intestino rappresenta infatti la prima sede d’incontro tra i numerosi antigeni (anche e soprattutto alimentari) e l’organismo, ed è dunque intuibile quanto possa influenzare le attività biologiche, anche di tipo neurologico. Le interazioni intestinali di tipo epigenetico, legate agli stimoli alimentari, potrebbero dunque dare ragione alla cosiddetta “teoria infiammatoria”, secondo cui anche i disordini dell’umore potrebbero esser sostenuti da fenomeni ossidativi collegati, per esempio, a rapporti sbilanciati degli acidi grassi assunti con la dieta o a regimi alimentari ad alto impatto glicemico.
 
Paolo Palmas
Naturopata Nutrizionista, Resp. Nutrigroup
 
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