CARCINOMA MAMMARIO E ALIMENTAZIONE: REVISIONI E NUOVE PROSPETTIVE
11 Settembre 2025Come più volte rimarcato sulle pagine di Nutrigroup, una dieta a basso impatto infiammatorio e ricca di sostanze nutraceutiche dalle varie proprietà antiossidanti può migliorare l’approccio preventivo verso ogni tipo di evento patologico, e certamente supportare la gestione di una malattia già conclamata, ancor più se di carattere evolutivo e degenerativo.
Una recente revisione della Letteratura scientifica, a cura di un gruppo di scienziati dell’Università di Belgrado (Nutrients. 2025 Jan 26;17(3):456), offre un’analisi interessante sulla possibilità di applicare specifiche strategie nutrizionali in pazienti affette da carcinoma mammario, e sottoposte a terapia ormonale e/o chemioterapica.
In uno studio si sono evidenziati, per esempio, i benefici della dieta di stampo “mediterraneo” (la cui accezione va sempre precisata) combinata con l’esercizio fisico; tali benefici riguardano diversi parametri, tra cui l’entità degli accumuli adiposi e l’indice di massa corporeo, spesso collegati ai processi infiammatori.
Tra gli effetti avversi conseguenti alla terapia ormonale vi è senz’altro l’alterazione del ricambio osseo, con un aumento del rischio di osteoporosi; l’integrazione con acidi grassi polinsaturi della serie Omega-3 e con vitamina D, anche in pazienti in cura con gli inibitori dell’aromatasi, potrebbe contrastare il riassorbimento osseo e ridurre quindi il rischio di fratture. Il miglioramento del turnover osseo sarebbe collegato all’azione di metaboliti derivanti dagli Omega-3 particolarmente dotati di azione antinfiammatoria (Protectine, Resolvine e Maresine), mentre la vitamina D indurrebbe un rallentamento della perdita di tessuto osseo.
Anche dal punto di vista cardiovascolare, la dieta a basso impatto infiammatorio mostrerebbe un’azione conservativa sul quadro lipidico di pazienti in terapia, che viceversa tenderebbe ad esser squilibrato; in questa direzione sembra interessante la modulazione del profilo lipidico dell’integrazione combinata di Coenzima Q10, riboflavina e niacina.
E ancora, nei pazienti oncologici l’accumulo di citochine pro-infiammatorie è una condizione comunemente riscontrata; la supplementazione di Omega-3, idrossitirosolo (olio di oliva) e curcumina ha dimostrato una riduzione dei livelli di Proteina C-reattiva, con un miglioramento del profilo infiammatorio nelle pazienti trattate.
Recenti studi hanno infine evidenziato potenziali benefici con l’applicazione di un programma nutrizionale che si avvicini alla cosiddetta dieta “mima-digiuno”, con una restrizione calorica ponderata e con il sostanziale abbattimento del carico di glucosio (notoriamente implicato nella proliferazione oncologica); i protocolli terapeutici mirano dunque all’inibizione delle potenzialità tumorali in termini di capacità proliferativa cellulare e metastatizzante, legata soprattutto ai fattori di crescita coinvolti (IGF-1, Insulina e Leptina).
Non precisato nella revisione, ma secondo noi meritevole di menzione, è una particolare attenzione al microbiota, sia quello intestinale, sia quello mammario; recenti studi dimostrano infatti che in molte forme oncologiche della mammella il rapporto tra i batteri del microbiota locale offre un equilibrio certamente alterato rispetto al microbiota di mammelle sane.
In conclusione, benché meritevole di approfondimento, la revisione proposta dagli Autori offre spunti di lavoro incoraggianti, rimarcando, se ancora ve ne fosse bisogno, quanto pesi nell’economia dell’approccio verso il paziente oncologico la sinergia tra dieta, integrazione e terapia farmacologica.
Paolo Palmas