DISTURBI ALIMENTARI E APPROCCIO PSICO-NUTRIZIONALE

25 Agosto 2026 By Paolo Palmas

Anoressia nervosa, bulimia, binge eating, ARFID, ortoressia. Sono i principali disturbi del comportamento alimentare (DCA), in crescita esponenziale in Italia con +64% di nuove diagnosi ogni anno.

Di natura polifattoriale, sui DCA pesano fattori biologici, genetici, psicologici e sociali, meritevoli di un approccio integrato, attraverso un intervento nutrizionale e psicologico.

Fondamentale il ruolo del nutrizionista all’interno del team, il cui obiettivo non è semplicemente (ri)portare il paziente al proprio peso ideale, bensì avviare un percorso finalizzato alla rimodulazione della risposta infiammatoria da cibo e ricostruire un rapporto più flessibile e funzionale con gli alimenti.

La rieducazione deve essere molto graduale, sulla base di un bilanciamento di tutti i principi nutritivi, seguendo la propensione individuale verso alcune tipologie di alimenti e il fabbisogno nutrizionale da recuperare.

Il cibo si associa a una dimensione sociale, conviviale e familiare, aspetti da considerare per normalizzare il comportamento alimentare. Il piano nutrizionale deve tendere a ripristinare un ritmo nel consumo dei pasti nella giornata regolare, senza rigidità, consegnando al paziente una modalità di gestione il più autonoma possibile.

Esiste poi un filo rosso che lega indissolubilmente i Disturbi del Comportamento Alimentare al disagio psico-emotivo, che sono collegati a un difetto della regolazione emotiva che si esprime attraverso il cibo. Se una persona perde gli strumenti per gestire le emozioni, il cibo diventa spesso la soluzione.

Alcuni alimenti in particolare sono in grado di attivare i circuiti della ricompensa e della gratificazione, il cervello impara l’associazione disagio-cibo-sollievo e la automatizza.

Inoltre in molti soggetti manca la corretta immagine corporea, la cui percezione è una costruzione psicologica complessa; l’insoddisfazione corporea è spesso il motore del disturbo, non l’effetto. I fattori di innesco dei DCA non sono riconducibili a una sola causa, ma il prodotto della convergenza tra nutrizione, neurobiologia, struttura di personalità e contesto culturale. Nell’anoressia e nella bulimia, per esempio, molti studi hanno ormai dimostrato che il disturbo non è scritto nel DNA, ma piuttosto nell’attivazione di sistemi di ricompensa più reattivi

Per trattare i Disturbi del Comportamento Alimentare occorre dunque impostare una strategia integrata, in cui nutrizione e psicologia lavorino in sinergia continua e parallela.

In questo contesto di multidisciplinarità il percorso andrebbe impostato su tre livelli. Il disagio, che orienta la gestione della componente sintomatologica, la funzione, in relazione a facili carenze nutrizionali che potrebbero sostenere il disagio psico-emotivo, e l’emozione, cioè il vissuto del paziente che manifesta il disturbo.

Paolo Palmas

Naturopata Nutrizionista, Resp. Nutrigroup