A TAVOLA CON I GENI DEI CENTENARI

22 Novembre 2025 By Paolo Palmas

Aumenta il numero dei centenari in Italia, stimati a gennaio 2024 a oltre 22552, dei quali 677 con più di 105 anni e 21 con oltre 110 anni (dati Istat). La scienza è attiva da anni per dare ragione a questi numeri di lunga vita, dove contano i geni ma su cui impattano dieta adeguata, attività fisica e stili di vita; recenti ricerche sperimentali e sull’uomo hanno chiarito i meccanismi per promuovere un invecchiamento precoce oppure duraturo e in salute, e scoperto altri geni legati alla longevità, la cui espressione è diretta conseguenza di come ci comportiamo.

I nostri centenari hanno vissuto la gran parte della loro vita in un ambiente privo di stressors obesogenici, e le comparazioni tra il loro genoma e quello di un gruppo di controllo ha evidenziato segnali forti sul cromosoma 7, legato alla funzione mitocondriale (e quindi bioenergetica delle cellule) e alla riparazione del DNA; entrambe le funzioni sono determinanti nel processo di invecchiamento, così la ricerca e l’individuazione di processi in grado di mantenerle attive è associato a una maggior prevalenza di longevità.

Dieta, stili di vita sani e attività fisica sono i pilastri per un invecchiamento in salute.

In alcuni interessanti studi è emerso che su campioni di tessuto muscolare di giovani ventenni sani, senza una dieta adeguata e allettati, i geni cambiano nei muscoli di soggetti infiammati e interessati da inattività; in particolare le proteine codificate e trascritte associate alla dimensione e alla forma dei mitocondri (ricordiamolo, le centraline energetiche delle cellule) diminuivano, e risultavano fortemente inibite in soggetti anziani poco attivi e sarcopenici. Di contro, anziani alimentati seguendo progetti individualizzati e con massa muscolare preservata dimostravano livelli di proteine simili o addirittura superiori a quelle dei giovani.

La rete mitocondriale in un tessuto sano forma un network di interconnessioni che viene perso durante un invecchiamento non in salute, riuscire a garantirne la struttura significa allungare la vita in condizioni di benessere.

Focalizzandosi poi sulla ricerca di singoli geni associati alla longevità, la ricerca ne ha scoperti altri tre, fino ad ora ignoti, in grado di agire sulla funzionalità mitocondriale e sui sistemi di pulizia e riparazione cellulare (N Engl J Med, 2017, 377(2):111-121).

Il gene MYTO, se viene inibito, come per esempio in corso di programmi alimentari estremi o stili di vita proinfiammatori, permette l’attivazione di marcatori dell’invecchiamento precoce, un aumento della produzione di ROS e quindi dello stress ossidativo; la combinazione di questi eventi, in modelli animali, ha indotto una mortalità entro i 15 mesi, pari a 50 anni dell’uomo.

Il gene KLOTHO, se acceso, è in grado di migliorare le condizioni metaboliche e fisiologiche cellulari e di aumentare del 30% la vita dell’animale; bloccando KLOTHO si osservava perdita di massa muscolare, pelle più sottile, aumento di tessuto adiposo, complicazioni cardiovascolari e ridotta fertilità (Nat Aging 2023, 3, 1067-1078). KLOTHO è inoltre associato a miglioramenti di alcuni deficit cognitivi e alla stimolazione dell’attività delle sinapsi, quindi con potenziali campi di azione sul versante delle malattie legate al declino cognitivo, demenze e Alzheimer su tutte. L’attività fisica e il consumo di alcuni polifenoli e di altre sostanze nutraceutiche, tra cui l’acido decenoico particolarmente rappresentato nella pappa reale, sono in grado di aumentare i livelli di KLOTHO, che continuerebbe ad attivare la trascrizione di geni antistress e antiaging (Nat Aging 2023, 3, 931-937).

Infine il gene LAV (Longevity Associated Variant), una variante di un gene più frequente nei centenari, contribuisce a mantenere livelli più bassi di infiammazione sistemica e un ridotto rischio di complicanze cardiovascolari e neurodegenerative; benché non ancora completamente noti, i meccanismi di azione di questa variante genetica agirebbero sul potenziamento delle capacità dell’organismo di adattarsi a nuove situazioni biologiche, migliorando la resilienza alle malattie dell’invecchiamento.

Dieta personalizzata e attività fisica, e la genetica ringrazia.

Paolo Palmas

Naturopata Nutrizionista, Resp. Nutrigroup